DRAMMATURGIE DELLO SPAZIO ABITATO

Drammaturgie dello spazio abitato indaga i concetti fondamentali di casa, rifugio e comunità. Il progetto trasforma i ricordi e le biografie individuali – raccolti durante il laboratorio – in un vocabolario coreografico e in installazioni spaziali condivise.
Il lavoro si sviluppa lungo due assi di ricerca che attingono dal bagaglio dei partecipanti:

  1. La Casa
    Attraverso interviste e sessioni di scrittura guidata, i partecipanti redigono: oggetti, mobili, odori, suoni, la luce da una finestra, azioni quotidiane. È una pratica di sopravvivenza poetica e costruzione di comunità: scavare nei propri ricordi per trovare le fondamenta emotive.
    Successivamente i ricordi abbandonano la pagina per incarnarsi: un processo di composizione individuale attraverso “gesti necessari” che definiscono l’identità e, allo stesso tempo, costruiscono insieme un riparo simbolico. Si crea così una coreografia della memoria, un lessico fisico personale e condiviso, che esplora il bisogno umano di abitare, appartenere e trovare rifugio.
  2. Il Fortino
    La domanda “Chi ha mai costruito un fortino?” apre un dialogo.
    Attraverso la mediazione di albi illustrati (come E’ permesso? di Elena Rossini e Irene Penazzi o Rifugi di E. Houdart) e sessioni di disegno, i partecipanti indagano collettivamente l’essenza del rifugio partendo dalle esperienze.
    Il progetto culmina nella co-costruzione di un’installazione-fortino: un’architettura effimera e simbolica che raccoglie desideri e le necessità emersi dal gruppo. Gli elementi possono essere materiali – una coperta, una luce – o immateriali – sicurezza, un segreto – dando forma concreta a un luogo condiviso e poetico.

Still video tratti dalla prima video documentazione del progetto.
Regia di Valentina Riva